Arca Vaccata

Laurea honoris causa al professor Ciuccio dalla libera Università del Sud Est del Sahara di Timbuctu. Ciuccio ha pubblicato in Mali la traduzione di un suo importante saggio su Giordano Bruno. Indovinate quale? Ma “La cabala dell’Asino”, no? Un classico! Inoltre egli dirige con il professor Munga Bunga l’edizione in lingua bambara delle opere di Bruno. Tutta la comunità di Arca-Vaccata si trasferirà nel Mali per assistere alla consegna del prestigioso riconoscimento che sarà consegnato al Ciuccio nella capanna dello stregone, alla presenza di tutto il consiglio degli anziani della tribù.

1 commento

Archiviato in Uncategorized

Plagio…. e controplagio!

Per par condicio, ci tocca ritornare su una penosa vicenda.
Avevamo appena denunciato il plagio di Nuccio Ordine ai danni di Anna Maria Panzera, per quanto riguarda Bruno e Caravaggio, ed ecco andare in onda, come previsto nel nostro precedente articolo,  una nuova puntata della telenovela! Purtroppo la Panzera ha reagito nella maniera peggiore, in perfetto stile accademico, pensando che per sostenere le proprie tesi non bastasse produrre validi argomenti, ma servisse essere spalleggiata dal partito rivale. Evidentemente piccata dal giudizio di Ordine che le imputava: “una conoscenza di seconda mano dell’opera bruniana, spesso evocata a partire da citazioni utilizzate dalla Yates o da manuali di storiadella filosofia”, la Panzera avrà pensato: “Chi mi può dare una conoscenza di prima mano se non il nemico numero uno di Ordine? Ed eccola salire le antiche scale, per reclamare giustizia al plagiario di Palazzo Strozzi. Risultato? L’ennesima porcheria! Nel suo nuovo libro “Caravaggio, Giordano Bruno e l’invisibile natura delle cose”, la storica dell’arte torna sull’argomento, ma stavolta, evidentemente sobillata, pretende di parlare anche di filosofia, finendo per rovinare tutto. La freschezza del suo primo saggio, in cui si limitava a fare quello che sa fare, viene qui intorbidata da fantasie ancor più farraginose e improbabili di quelle che infarciscono il saggio di Ordine.  Così facendo, si è messa allo stesso livello del suo detrattore. Lo spettacolo è tanto più avvilente, in quanto la disputa si svolge sul nulla! Sempre più a corto di argomenti, incapaci di fare ricerca o di imboccare nuove vie di indagine, costoro si contendono ormai  i miseri resti del sontuoso banchetto che si sono imbandito in questi anni, sfruttando il nome di Giordano Bruno.

1 commento

Archiviato in Uncategorized

The scandal of Michele Ciliberto’s plagiarism

As everyone knows, in 2000 we celebrated the fourth centenary of the great philosopher Giordano Bruno’s death on stake. The celebrations of this event became the occasion for lobby that have nothing to share with the culture. As usual, it was appointed a committee to manage these celebrations, whose presidency was given to the prof. Michele Ciliberto. To manage, arbitrarily, the billions earmarked for the occasion wasn’t enough for his avidity, so he tried to take advantage of this opportunity publishing, in the series “I Meridiani” by Mondadori, an edition of the Bruno’s Italian Dialogues. The problem was where to find a critical edition of these dialogues, which had a scientific value, in a few time. Don’t worry! The impudent Ciliberto resolved it appropriating the critical edition prepared by one of the greatest scholars of the Renaissance, Giovanni Aquilecchia, who had devoted to it a lifetime of work. By leveraging his power, Ciliberto asked Aquilecchia the permission to use this edition, quoting the name of the scholar and, after the obvious refusal, pressed by the urgency of the deal, had not scruples to make two or three small formal changes to the edition and to publish it all the same, in fact appropriating the work of another. All this, of course, with a significant economic and reputation gain, but obviously provoking to anger, not only the legitimate author, but the entire academic world not dominated by his authority. Aquilecchia himself enter the field, backed by his unworthy dogsbodies, indicating how Ciliberto, to manufacture the plagiarism, had spent a cool .. two weeks, forcing to work, during the Christmas holidays, his tireless students, stimulated by the mirage of a professorship. Controversy in newspapers, international scandal, accusations, anticipated a real schism between the academical “brunian” experts, which is perpetuating today. Finally, the grief led Aquilecchia quickly to grave. This indelible shame will weigh forever upon the conscience and the prestige of this academical. In spite of all, Ciliberto continues to retain the presidency of National Institute of Renaissance Studies, even getting the nomination at the prestigious Academy of Lincei. In Italy, today, even in the world of culture, the rogues are awarded! Fortunately other scholars continue seriously to study Giordano Bruno’s life and philosophy, partially restoring this scandalous episode of “intellectual banditry”, which discredits not only the offender, but a whole category of enthusiastic researchers.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Nuovi particolari sul plagio di Michele Ciliberto

L’attento Gian Mario Ricchezza, nel corso delle sue ricerche sulla Cena de le Ceneri, (di cui sta per pubblicare la versione in italiano moderno, proseguendo nel suo encomiabile progetto) si è imbattuto in alcune castronerie contenute nel famigerato Meridiano “spurio” della Mondadori. Ecco le perle, descritte dallo stesso Ricchezza:

“Non sunt pisces pro Lombardi (è un aneddoto che riguarda un generale dei gesuiti che si era presentato in incognito in un convento della Germania e, mentre i tedeschi mangiavano pesci, a lui era stata data solo insalata). Nota di Nicoletta Tirinnanzi: I lombardi sono dei gamberetti (pag.981) ma dove li è andata a prendere? Boh. Sul personaggio di Nundinio, scrive nella nota: nundinae sono gli anelli che portavano gli interpreti alle fiere (pag.981). La fantasia di certo non le manca. Doppio boh”.

Dopo lo sconcio della pseudo-traduzione dei dialoghi su Mordente, ecco un altro esempio del pressappochismo con cui, dopo anni di lavoro (riccamente finanziato dai soldi dei contribuenti), vengono tradotte e commentate le opere di Giordano Bruno. Devo dire, però, caro Gianmario, che in questo caso la Tirinnanzi ha un’attenuante. Bisogna, infatti, ricordare che il Meridiano Mondadori è il frutto del famoso plagio di Ciliberto, il quale lo realizzò “arrangiando” alla bell’e meglio in pochi giorni l’edizione critica realizzata dal legittimo autore, il compianto Giovanni Aquilecchia, il quale commentò sconsolato:

“Per quanto riguarda i “miglioramenti” annunciati da Ciliberto, ma non elencati nel suo “Meridiano”, ho constatato che si tratta (a eccezione di qualche banale refuso da lui corretto) di interventi peggiorativi, ampiamente documentati in un mio saggio di imminente pubblicazione. Del resto, questi “interventi” sono stati effettuati tra il 20 dicembre 1999 (data del mio rifiuto ad apporre il mio nome sul “Meridiano”) e, presuppongo, i primi giorni di gennaio 2000, visto che il volume è stato distribuito in febbraio”.

In poche parole: pochi giorni di lavoro per realizzare un’”edizione critica” dei dialoghi di Bruno!!! Cosa ti potevi aspettare? Evidentemente, il plagiaro dovette mettere sotto torchio il suo gineceo, che, anche per la fretta, ne combinò di tutti i colori!

Lascia un commento

Archiviato in Ancora sul plagio di Michele Ciliberto

Spacciamo la Bestia trionfante: Michele Ciliberto.

E’ da oltre un decennio che seguo, da semplice appassionato di Giordano Bruno, le sconcertanti vicende che ruotano intorno al filosofo. Premetto che mi onoro di essere amico di Guido del Giudice, lo studioso napoletano che tanti contributi ha dato agli studi sul  Nolano oltre a diffonderne ogni giorno la conoscenza in tutto il mondo, attraverso il suo bellissimo sito internet http://www.giordanobruno.com/ . Mi si potrà accusare di essere di parte, perché ne seguo da molti anni il lavoro e i sacrifici disinteressati, ma ritengo che le traduzioni, le ricerche, gli studi, l’entusiastica attività di diffusione del pensiero bruniano portati avanti da Guido del Giudice, siano di gran lunga meritevoli di maggior supporto e incoraggiamento. All’inizio non mi spiegavo perché il lavoro da lui svolto con tanta passione non venisse adeguatamente riconosciuto e valorizzato dai media e dagli ambienti accademici. Poi, un po’ attraverso le notizie e i reportage pubblicati dallo stesso Del Giudice sul suo sito e un po’ grazie all’esperienza diretta, fatta frequentando gli ambienti bruniani, mi sono potuto rendere conto, con stupore, di quanto marcio si nascondesse dietro questa vicenda. Ho conosciuto uno ad uno quasi tutti i principali “esperti” bruniani e ho appreso sul loro conto parecchie cose, dalle loro stesse confidenze. Perciò ho potuto farmi un’idea abbastanza precisa dei loro effettivi meriti e voglio esprimere qui il mio personale giudizio su ognuno di loro, prima di lanciare da queste pagine un sondaggio per stabilire chi sia oggi il più profondo conoscitore della vita e dell’opera del Nolano.

Eugenio Canone.

Studioso di mediocre caratura, è il classico “topo di biblioteca”. Nel 2000 gli fu affidato l’incarico, dal Comitato “Ciliberto, Gregory e figlia”, di curare una mostra nella biblioteca Casanatense, in cui raccolse i documenti e i testi bruniani. Da allora ha tirato avanti, tenendo lezioni sulle opere italiane, con l’ausilio ora del Meridiano di Aquilecchia-Ciliberto, ora dell’edizione di Ordine. E’ co-direttore di Bruniana & Campanelliana, una rivista in cui si pubblica ormai di tutto, fuorché saggi su Bruno. Basta appartenere alla fazione giusta.  E’ stato recentemente al centro di una squallida impresa: con l’appoggio del suo degno compare Mignini, cercò di comprare i diritti del lavoro di una giovane allieva, la traduzione dell’Acrotismus, per lucrare sulla pubblicazione. Operazione miseramente naufragata perché la traduzione dell’opera uscì in anteprima, col titolo “La disputa di Cambrai” a cura di Guido del Giudice. La reazione dei due è stata : dopo aver accusato Del Giudice di plagio, hanno pubblicato la loro versione su B&C dopo averne corretto errori cruciali basandosi su quella di Del Giudice! Stessa misera fine per una sua traduzione della Summa, finanziata ormai da oltre dieci anni con i famosi fondi del Centenario, e mai terminata. Anche qui è venuto in soccorso degli studiosi Guido del Giudice, con la recentissima edizione della “Somma dei termini metafisici”, supportata da nuove originali scoperte sui rapporti tra Bruno e i Rosacroce.

Nuccio Ordine.

Deve la sua notorietà al boicottaggio subito per lungo tempo in Italia ad opera del suo nemico ed ex maestro Ciliberto, che lo ha costretto a girovagare per il mondo, preparando traduzioni dei principali testi del Nolano. In Francia presso le Belles Lettres, e poi via, alla volta dei mercati emergenti di Romania, Russia, Giappone, favorito in ciò dal fatto che l’odiato Ciliberto non conosce una parola di inglese ed è quindi pressoché sconosciuto all’estero. Continua a vivere di rendita sul primo saggio scritto nella sua vita “La cabala dell’Asino”, una parziale ed opinabile interpretazione della parabola asinina del Nolano. Per il resto non ha mai scritto su Bruno una pagina nuova o una ricerca degna di questo nome, che abbia apportato qualche contributo originale. Recentemente ha presentato un breve saggio su “Caravaggio e Bruno”, che si rifà in gran parte ad un precedente lavoro di Anna Maria Panzera. I suoi meriti, dunque, al di là di quello di stimolare la lettura di Bruno in altri paesi, sono, dal punto di vista ermeneutico, praticamente nulli. Ciò nonostante, per contrastare il suo avversario, si è buttato in politica, riuscendo ad accreditarsi come critico bruniano per il Corriere della sera e a farsi addirittura nominare commendatore da Napolitano. Il suo prossimo obiettivo è succedere a Marotta alla guida dell’Istituto Studi filosofici.

Michele Ciliberto.

E’ un vecchio arnese della politica, che riesce da oltre quarant’anni a rimanere con le chiappe saldamente ancorate alla poltrona di direttore dell’Istituto studi sul Rinascimento. Fedelissimo di Berlinguer, compagno di partito del Presidente Napolitano, che ha provveduto recentemente a nominarlo accademico dei Lincei, bilanciando poi la situazione col nominare commendatore Ordine in deroga a regolamenti e protocolli, è riuscito a conservare la carica nonostante il cambio dei governi, barcamenandosi a destra e sinistra, pur di conservare il potere. La sua costante carriera è iniziata con un lavoro di importanza pressoché nulla, che lui vanta come magnifica impresa: il “Lessico di Giordano Bruno”. L’opera, da cui prese inizio la sua fama “bruniana”, altro non è che un catalogo, un elenco in ordine alfabetico dei lemmi presenti, nemmeno in tutte le opere del filosofo, ma soltanto in quelle in volgare. E’ vero che è stato realizzato oltre 30 anni fa, quando il computer non era ancora diffuso come ai giorni nostri, ma si tratta di un lavoro che, oggi, anche un bambino delle scuole medie potrebbe realizzare in dieci minuti. Ciliberto se ne vanta, raccontando come abbia dovuto lavorare duramente, scrivendo i brani su dei pizzini, per oltre dieci anni! Ora, anche senza l’aiuto del pc, non vediamo come si possa impiegare un decennio per realizzare due tomi talmente inutili come questi, se non per fruire per un lasso di tempo così lungo di chissà quanti finanziamenti e borse di studio per i quali egli ringrazia apertamente i suoi maestri e protettori Gregory e Garin. Nel 2000 fu nominato presidente del Comitato per le celebrazioni di Giordano Bruno nel IV centenario della morte e la gestione insindacabile dei relativi finanziamenti diventò una micidiale leva di potere. La sua lunga carriera lo ha portato a ricoprire cattedre e posizioni influenti nella gerarchia accademica, prima nel Lessico Intellettuale Europeo, poi alla guida dell’ INSR, per poi passare alla Normale di Pisa, e tentare la scalata al Rettorato. Il tutto dopo aver fatto fuori cinicamente ogni possibile nemico presente e futuro, a cominciare da Giovanni Aquilecchia, da lui plagiato nel Meridiano Mondadori, evento che segnò l’inizio dell’ odio mortale con Nuccio Ordine e i suoi, che gli rimproverano di averne causato la morte per il dispiacere. Operazione ripetuta nei confronti di Nicola Badaloni, costretto ad andarsene in pensione anticipatamente, non appena Ciliberto entrò a far parte del consiglio della Normale.   E’ partito poi l’attacco a Salvatore Settis, fino all’anno scorso Rettore. Questa volta gli è andata male, perché Settis ha resistito e la carica è andata ad un personaggio ben più degno e prestigioso, quale il fisico Fabio Beltram.  Gli altri suoi contributi sono costituiti da introduzioni alle traduzioni di opere bruniane, realizzate dalle sue fedeli collaboratrici, e saggi di scarso valore in quanto, come affermato giustamente dal suo avversario Ordine, privi di qualsiasi lavoro di ricerca. Si tratta di opere prettamente compilative, preparate dal suo “gineceo”, come lo definì Anacleto Verrecchia in una recensione. Le sue allieve Netta-Betta-Letta Bassi-Scapparone-Tirinnanzi , ricompensate nel tempo con cattedre e cariche universitarie, sono soltanto delle diligenti traduttrici ed esecutrici dei compiti loro affidati dal califfo di Palazzo Strozzi. Con risultati tutt’altro che esaltanti: si veda, ad esempio la disastrosa traduzione della Tirinnanzi dei dialoghi su Mordente o la serie di CD rom, curata da Simonetta Bassi, replica di cose già fatte, senza nessun apporto originale. L’unica opera in cui troviamo qualche pagina interessante su Bruno può essere considerata “La ruota del tempo”. Per il resto si tratta di un continuo riproporre concetti ripetuti da anni nei numerosi convegni, articoli e DVD pubblicati da giornali e periodici di sinistra. Per finire, quella che doveva essere la “summa” del suo pensiero su Bruno si è rivelata, invece, il canto del cigno. Mi riferisco alla biografia “Il teatro della vita”, pubblicata questa volta dalla Mondadori dell’odiato Berlusconi, mercè un contratto che gli ha consentito di percepire, prima ancora che il libro fosse dato alle stampe, un compenso spropositato. Noiosa e priva di qualsiasi valore storico e filosofico, l’opera si è rivelata un assoluto flop,  zeppa com’è di errori ed imprecisioni. Ciliberto non si è neppure aggiornato sulle più recenti scoperte fatte dagli altri biografi di Bruno e ricade sempre negli stessi errori. Per giunta si serve, quasi sempre senza citarle, di opinioni ed interpretazioni tolte con disinvoltura da altri autori, come Hilary Gatti, Del Giudice, Verrecchia etc.      Ma ciò che più mi scandalizza di questo personaggio è il controllo arrogante e sistematico esercitato su tutto ciò che riguarda Bruno, a livello di concorsi a cattedre, premi letterari, editoria e pagine culturali dei giornali, in cambio di favori e nomine nei consigli direttivi di cui è presidente, per fare in modo che nessuna voce giovane e preparata possa mai emergere. Per giunta costui si pronuncia continuamente sugli organi di stampa contro i tagli dei finanziamenti operati dal governo, proclamando di difendere gli interessi dei giovani studenti, quando poi, come provano i documenti consultabili in questa pagina, questi finanziamenti vanno a finire nelle mani sempre degli stessi personaggi. Contro chi non fa parte dell’ambiente accademico e sul quale quindi non si può far leva, minacciando di mandarlo ad insegnare in Tuscia o peggio, e che magari opera solamente per passione e a proprie spese, ha decretato l’ostracismo assoluto a livello di stampa, editoria etc, per bloccarne in tutti i modi l’ascesa, senza per fortuna riuscirci. La figura di Ciliberto è completamente sconosciuta all’estero: non capendo l’inglese, non ha mai varcato i confini del Bel Paese. In un’epoca come questa in cui, anche grazie a internet, viviamo una cultura planetaria, appaiono ancor più evidenti i limiti di questi vecchi pedanti, che è ora che vengano rimossi per dare spazio ad energie intellettuali più moderne e preparate. Idee nuove, come quella delle ricerche on the road di Guido Del Giudice o della versione in italiano corrente delle opere volgari di Bruno, spesso di ostica interpretazione, cui si sta dedicando Gianmario Ricchezza, trovano nella Rete l’ideale cassa di risonanza. Sono queste le imprese interessanti che veramente avvicinano i giovani al Nolano, e non certo le pedanterie di un Michele Ciliberto. Un così profondo conoscitore di Giordano Bruno, dovrebbe farsi anche un esame di coscienza e domandarsi se il filosofo si sarebbe mai comportato come fa lui. La più beffarda offesa che si possa fare a Bruno oggi è proprio permettere che a rappresentarlo sia il prototipo del pedante che il Nolano ha criticato e combattuto per tutta la vita. Il nemico numero uno dell’intolleranza e dei pregiudizi accademici che gli impedirono di salire in cattedra a Oxford, a Parigi e in quasi tutte le università d’Europa, è finito nelle mani  di un personaggio che fa proprio questo: impedisce a studiosi preparati di insegnare negli atenei, impedisce la pubblicazione dei libri, impedisce la diffusione delle idee, impedisce la realizzazione di opere senza la sua approvazione. E poi vuole venirci a spiegare come la pensava Bruno! Siamo, purtroppo, di fronte ad uno degli esempi più eclatanti della odierna degenerazione della cultura in Italia. E’ assurdo che questa situazione si trascini da così tanti anni e nessuno prenda un’iniziativa per cambiarla.

Guido del Giudice

Ha iniziato a mettere la sua passione al servizio degli appassionati di Bruno nel 1998, allorquando realizzò il primo sito internet completamente dedicato al filosofo, che riscosse subito un enorme successo, aprendo il “mondo bruniano” a tutti senza restrizioni. Si è affermato poi, nel corso degli anni, con i suoi studi realizzati ripercorrendo tappa dopo tappa, la peregrinatio europea del Nolano, impresa che ho avuto modo di condividere con lui, apprezzando la minuziosa  conoscenza delle vicende e della personalità del filosofo e l’eccezionale intuito, che lo ha portato a realizzare scoperte sorprendenti, come quella di un autografo inedito rinvenuto a Praga o quella più recente dei rapporti di Bruno con i Rosacroce. Ha pubblicato in questo periodo sei libri, per i tipi dell’editore Di Renzo, caratterizzati dallo sforzo di rendere accessibili testi bruniani di non facile fruizione. Soprattutto ha messo a disposizione di tutti la traduzione di opere di grande interesse, finora ostaggio delle speculazioni dei pedanti. Oltre ai già citati “ La disputa di Cambrai” (traduzione del Camoeracensis Acrotismus) e “Somma dei termini metafisici”, ha realizzato la traduzione delle “Due Orazioni” tedesche e dei quattro dialoghi scritti da Bruno contro Fabrizio Mordente. Ma il libro in cui, a mio parere, Del Giudice ha dato il meglio di sé rivelandosi in perfetta sintonia con le idee del Maestro è “La coincidenza degli opposti”, in cui mette in luce le assonanze tra la Nolana filosofia e il pensiero dei presocratici e delle dottrine orientali. Si tratta di un testo che ha aperto nuovi orizzonti all’ermeneutica bruniana e che meriterebbe, a mio avviso, maggiore diffusione, non solo in Italia ma ancor più all’estero, dove queste analogie trascendentali destano vivo interesse. Naturalmente questi risultati hanno dato molto fastidio al sistema accademico, contro cui Del Giudice si batte da anni con coraggio,degno di miglior sorte.

Il sondaggio.

E’ indubitabile che Michele Ciliberto, Guido del Giudice e Nuccio Ordine si contendono oggi, a diverso titolo, la palma di massimo esperto vivente per quanto riguarda Giordano Bruno. Ed è questa la triade che voglio sottoporre al giudizio imparziale e spassionato degli internauti, nel sondaggio inserito in questo blog. Votate compatti e postate numerosi i vostri commenti. Li discuteremo insieme.

Il Nolano

Lascia un commento

Archiviato in Spacciamo la bestia trionfante

Caravaggio e Bruno: un nuovo episodio di brigantaggio accademico.

Caravaggio e Bruno: un nuovo episodio di brigantaggio accademico.

Stavolta la vittima è la storica dell’arte Anna Maria Panzera.

La riproposizione in volume dei saggi di Nuccio Ordine su “Caravaggio e Giordano Bruno”, è l’ennesima dimostrazione di come gli accademici, non avendo idee, cerchino di sfruttare quelle degli altri, millantando un presunto rigore scientifico, basato su argomentazioni ovvie e per nulla originali. Già nel 1994, la storica dell’arte Anna Maria Panzera aveva illustrato questo parallelo nel suo “Caravaggio e Giordano Bruno, fra nuova arte e nuova scienza”, in maniera ben più acuta e originale.

In “Caravaggio e Bruno all’ombra di Narciso”, con evidente malafede, Ordine accenna al libro della Panzera solo in una nota a fondo pagina, affermando che :   

Purtroppo questo volume, pur presentando una certa utilità, mostra una conoscenza di seconda mano dell’opera bruniana, spesso evocata a partire da citazioni utilizzate dalla Yates o da manuali di storia della filosofia. All’autrice manca, inoltre un controllo della critica bruniana che a partire dagli anni sessanta ha dato notevoli contributi allo studio della “nolana filosofia”.

In tono saccente, insomma, contesta alla Panzera una scarsa conoscenza dell’arte di Giordano Bruno. Perché, lui sarebbe un conoscitore di quella del Caravaggio? Praticamente la accusa di aver orecchiato o addirittura copiato giudizi da manuali e dai libri della Yates!

Orbene, sapete quale sarebbe l’originale intuizione di cui Ordine vorrebbe menar vanto? Egli intenderebbe provare che Caravaggio avrebbe letto Bruno, sulla base dei contatti di Guidobaldo del Monte, fratello del cardinale Francesco Maria Del Monte che ospitò Caravaggio, con il bibliofilo Gian Vincenzo Pinelli e del suo interesse per il compasso di Francesco Mordente (si tratta dell’ambiente e dei personaggi descritti molto bene da Guido del Giudice nel suo “Dio dei Geometri”). Niente di particolare, se non che le sue futili teorie cercano conferme proprio nella corrispondenza Corbinelli-Pinelli, analizzata dalla studiosa inglese Frances Yates. E’ la solita storia. Non si capisce come mai se un accademico attinge ad una fonte fa ricerca, se la utilizza chiunque altro, copia!

Cosa conta avere “un controllo della critica bruniana” se poi non si hanno idee e si va a saccheggiare quelle degli altri, dopo averli screditati, contestando loro, con arroganza, una conoscenza di seconda mano dell’opera bruniana?

Giustamente punta sul vivo, Anna Maria Panzera sta per pubblicare un seguito del suo primo volume sull’argomento. Aspettiamo con curiosità le prossime puntate del nuovo “caso” di plagio bruniano.

Lascia un commento

Archiviato in Caravaggio e Bruno: un nuovo episodio di brigantaggio accademico.

Michele Ciliberto e il plagio del Meridiano Mondadori

Il “Meridiano” Giordano Bruno: un’edizione “pirata”?

Nello scorso febbraio, l’editore Arnoldo Mondadori di Milano ha riunito in un volume della sua prestigiosa collana “i Meridiani” i sei dialoghi italiani di Giordano Bruno: progetto lodevole, che avremmo voluto salutare con un applauso. Purtroppo, al posto di offrirci un’edizione del Nolano, il curatore del volume ha pensato bene di “assorbirne” un’altra. Ecco i fatti. Il 14 dicembre 1999, una direttrice editoriale trasmette per lettera al professor Aquilecchia, filologo ben conosciuto, una notizia che viene presentata come lusinghiera: è in corso di stampa un’edizione di Bruno che riprende il testo stabilito da Giovanni Aquilecchia per l’editore parigino Les Belles Lettres; se Aquilecchia vuole vedere il suo nome stampato nel frontespizio del volume deve inviare il suo consenso a stretto giro di posta! Messo davanti al fatto compiuto, e privato della possibilità reale di rivedere le bozze, il nostro collega rifiuta con indignazione l’offerta. La sua edizione di Bruno viene nonostante tutto pubblicata, con minimi ritocchi, che il “curatore” Michele Ciliberto vuole far passare come correzioni e di cui non fornisce neanche la lista. Quanto all’edizione Les Belles Lettres, che è un’edizione critica bilingue, Ciliberto pretende di presentarla, nella “Bibliografia essenziale” del Meridiano, come una semplice traduzione francese. Benché “brunisti”, i firmatari di questa lettera non hanno il gusto della polemica. Ma davanti a tanta ineleganza, per non dire altro, non possono fare a meno di intervenire: per assicurare Giovanni Aquilecchia, che ha consacrato cinquant’anni della sua vita agli studi bruniani, della loro piena solidarietà in un’affaire che colpisce direttamente la paternità del suo lavoro; per sottolineare che l’edizione Mondadori non ha preso il testo Les Belles Lettres come “testo di riferimento”, ma come fonte diretta (così come dimostra lo stesso Aquilecchia in un saggio di imminente pubblicazione sul “Giornale storico della letteratura italiana”); per denunciare un comportamento – legale forse, o non, ma certamente discutibile sul piano scientifico e deontologico – di cui il principale responsabile è purtroppo un collega e per augurarsi che operazioni del genere non si verifichino più.

Nicola Badaloni (Università di Pisa)
Giorgio Bárberi Squarotti (Università di Torino)
Amelia Buono Hodgart (Royal Holloway College, Università di Londra)
Jean-Pierre Cavaillé (Università di Tolosa)
Paul Colilli (Laurentiam University, Canada)
Tristan Dagron (CNRS, Parigi)
Miguel Angel Granada (Università di Barcellona)
Lea He Liang (Pechino-Chicago)
Yves Hersant (EHESS, Paris)
Luc Hersant (ENS, Parigi)
Alfonso Ingegno (Università di Firenze)
Hiroaki Ito (Università di Saitama, Giappone)
Kuzuyuki Ito (Università di Kyoto, Giappone)
Morimichi Kato (Tohoku University, Giappone)
Dilwyn Knox (University College, Londra)
Pierre Laurens (Università di Parigi-IV Sorbona)
Karen León-Jones (CNRS, Paris)
Michel Magnien (Università di Parigi-III Sorbona)
Nicholas Mann (Direttore del Warburg Institute, Londra)
Ramon Mendoza (Florida International University, USA)
Ken’ichi Nejime (Gakushuin University, Giappone)
Nuccio Ordine (Università della Calabria)
Pasquale Sabbatino (Università di Napoli)
Ernesto Schettino (National Autonomous University, Mexico)
Alain Segonds (CNRS, Paris)
Jean Seidengart (Università di Reims)
Étienne Wolfe (Università di Nantes)

——————————————————————————–

giovedì, 4 maggio 2000
Giordano Bruno, dopo il rogo ecco la guerra

La casa editrice francese Belles Lettres accusa la Mondadori di “pirateria legale” praticata su un libro del filosofo.
Mentre in tutto il mondo sono in corso le celebrazioni per il quarto centenario della morte di Giordano Bruno, dalla Francia parte una polemica che coinvolge il destino editoriale del filosofo mandato al rogo dall’Inquisizione. La prestigiosa casa editrice Belles Lettres accusa infatti la Mondadori di essersi resa responsabile di una sorta di “pirateria legale”, a proposito della recente edizione dei Dialoghi filosofici italiani, pubblicati a febbraio nella collana dei Meridiani. Secondo l’editore francese, infatti, il curatore dell’opera, Michele Ciliberto, non avrebbe fatto altro che utilizzare senza autorizzazione il testo critico messo a punto da Giovanni Aquilecchia per l’edizione bilingue, italiana e francese, delle Opere Complete di Bruno, che Belles Lettres sta realizzando da diversi anni. In un comunicato della casa editrice firmato da diversi studiosi – tra cui anche Giorgio Bárberi Squarotti, Nicholas Mann, direttore del Warburg Institute di Londra, Yves Hersant e Nuccio Ordine, i due responsabili dei volumi bruniani di Belles Lettres – il curatore del volume mondadoriano viene accusato di aver compiuto un atto di pirateria sul testo critico di Aquilecchia, apportandovi solamente “qualche minimo ritocco” e presentando l’edizione di Belles Lettres come “una semplice traduzione francese” e non come l’unica edizione critica esistente. Il comunicato denuncia “tale manovra, legale forse, ma immorale, il cui principale responsabile è purtroppo un collega”, augurandosi che simili atteggiamenti “non si generalizzino”.
Per Alain Segonds – direttore generale di Belles Lettres, nonché illustre studioso dell’Umanesimo e del Rinascimento – quello della Mondadori “è un atteggiamento scandaloso e sconveniente, anche se giuridicamente inattaccabile, perché non esiste il copyright sull’edizione critica di un testo del XVI secolo, solo le note e gli apparati critici sono protetti”. Lo studioso che, insieme a Ordine e Hersant, ha avviato nel 1993 l’edizione delle opere bruniane, di cui finora sono usciti sette volumi comprendenti tutti i testi italiani, racconta così l’incresciosa situazione: “Alla fine di dicembre Aquilecchia ha ricevuto una lettera da Segrate che gli annunciava a cose fatte l’imminente Meridiano dedicato a Bruno. Gli veniva proposto di firmare la paternità del testo ma senza alcun compenso né la possibilità di rivederlo. Aquilecchia evidentemente ha risposto negativamente, dicendo che non aveva l’abitudine di firmare un’edizione che non aveva fatto. Noi come casa editrice abbiamo diffidato la Mondadori di utilizzare il testo critico di Aquilecchia da noi pubblicato. Un testo, frutto di una vita di studio e lavoro sui testi bruniani, che è significativamente diverso dalle edizioni finora in circolazione, e quindi perfettamente riconoscibile”.
Alla casa editrice francese, che vanta una lunga tradizione nel campo dei classici, hanno analizzato riga per riga il Meridiano consacrato a Bruno, giungendo alla conclusione che il testo utilizzato sarebbe proprio il loro: “Per evitare noie legali Ciliberto ha solo scritto di aver lavorato sulla base del testo di Aquilecchia, correggendolo e migliorandolo dove necessario. Noi però non abbiamo trovato alcuna correzione”. Quella che potrebbe essere solo una querelle tra filologi, in realtà per Belles Lettres ha anche un peso editoriale non secondario: “Se Mondadori fosse riuscito a pubblicare il volume come a cura di Aquilecchia, la nostra edizione critica, che è più cara e in più volumi, sarebbe scomparsa dal mercato”. Tuttavia, se Segonds ha deciso di denunciare pubblicamente questo episodio, “non è per fare la guerra alla Mondadori”, ma per far conoscere agli studiosi i rischi che corrono: “Fare l’edizione critica di un testo è un lavoro lungo e faticoso, occorrono abnegazione e coraggio. Non è concepibile che poi chiunque possa utilizzare impunemente i risultati del lavoro altrui”.
Fabio Gambaro

——————————————————————————–

giovedì, 4 maggio 2000
“Ma quale plagio, è tutto regolare”
La secca replica da Segrate. Dietro la vicenda spunta un miliardo per le celebrazioni del pensatore.

“A noi sarebbe piaciuto affiancare a quello di Michele Ciliberto il nome di Giovanni Aquilecchia: sono i due massimi studiosi di Giordano Bruno e la nostra edizione ne avrebbe guadagnato. Purtoppo non è stato possibile proprio per l’indisponibilità di Aquilecchia”. Alle accuse da Parigi replica Renata Colorni, responsabile dei Meridiani Mondadori. Ha seguito personalmente la cura dei Dialoghi filosofici italiani di Giordano Bruno. Ne conosce la storia e le traversie che non sembra si limitino a una diatriba tra filologi, ma sollevano il velo su beghe baronali molto frequenti nella nostra accademia. Gelosie e rivalità che diventano sempre più cruente quando coincidono con celebrazioni e anniversari.
A Segrate non sentono di doversi rimproverare nulla. La disciplina del diritto d’autore esclude che si possa tutelare il testo di un autore del passato criticamente ricostruito da un filologo. Non si può parlare, dicono alla Mondadori, di pirateria né penale né morale né, tantomeno, culturale. Molte volte un’edizione critica, fondata sul confronto fra varie versioni della stessa opera, a stampa o manoscritte, viene poi riprodotta in successive edizioni. “Noi abbiamo chiesto ad Aquilecchia di poter indicare sulla copertina che il testo era quello da lui stabilito”, racconta Colorni. “Aquilecchia ci ha risposto che avrebbe voluto rivedere il volume prima della stampa. Ma per noi i tempi si sarebbero allungati troppo”. Da Parigi vi accusano di aver contattato Aquilecchia solo a dicembre, due mesi prima dell’uscita in libreria… “È vero. Si è accumulato del ritardo. Noi ci eravamo rivolti in giugno alla Utet, che è l’editore originario dei Dialoghi, successivamente ceduti alle Belles Lettres…” E poi cosa è successo? “Abbiamo deciso di pubblicare Bruno. Avevamo il diritto di farlo”. E Aquilecchia? “Ha reagito con una telefonata furibonda, seguita da un fax di Segonds, il direttore delle Belles Lettres, pieno di improperi”.
Al riparo dal diluvio si mette anche Ciliberto, curatore del Meridiano: “Nella nota al testo”, dice da Firenze, “ho scritto con chiarezza che l’edizione adottata era quella stabilita da Aquilecchia per le Belles Lettres: non capisco questa polemica pretestuosa”. Lei viene accusato anche di non aver apportato alcuna correzione, a differenza di quanto scrive nella nota. “È falso”, replica Ciliberto, “per Gli eroici furori, uno dei Dialoghi, siamo intervenuti in maniera consistente”.
Fin qui Ciliberto. Che Bruno sia al centro di un contenzioso più profondo della semplice vicenda editoriale non sono in pochi a pensarlo. In occasione del quarto centenario della morte del filosofo nolano è stato istituito un comitato per le celebrazioni con la dotazione di un miliardo. Niente di esorbitante, ma quanto basta per stuzzicare appetiti. Il comitato è presieduto da Ciliberto e in esso siedono molte personalità (Eugenio Garin, Tullio Gregory, Adriano Prosperi, Cesare Vasoli, Paolo Rossi, Nicola Badaloni, Gerardo Marotta e altri ancora). Ma qualcuno è rimasto escluso. Nuccio Ordine, ad esempio, uno dei responsabili delle edizioni di Bruno presso Belles Lettres. Aquilecchia originariamente faceva parte del comitato, poi ne è uscito.
Ciliberto ha parole di grande stima per Aquilecchia, al quale ha dedicato un saggio e che considera un maestro. “Ma non riesco a capire perché questi attacchi. In fondo noi avevamo un obbligo: mettere a disposizione il miglior testo possibile di Giordano Bruno. E il testo migliore era quello di Aquilecchia. Perché un editore italiano non avrebbe dovuto impegnarcisi? Ben vengano le edizioni in Francia. Ma ho l’impressione che a Parigi siano colti da un eccesso di nazionalismo culturale, quasi si ritenessero depositari del compito di diffondere il filosofo nolano. Il nostro comitato ha promosso l’edizione integrale presso Adelphi delle opere magiche di Bruno e ha organizzato per giugno una mostra alla biblioteca Casanatense di Roma. Queste polemiche le posso capire solo se tengo presente che il Meridiano ha già tirato due edizioni e venduto cinquemila copie, tagliando le gambe alle Belles Lettres. Un successo imprevedibile: in una classifica di best seller ha addirittura scavalcato Montanelli e Biagi”.
Francesco Erbani

——————————————————————————–

sabato 13 maggio 2000
Giordano Bruno e la filologia fast food: un conflitto internazionale

L’estensore del testo critico, Aquilecchia, protesta contro Ciliberto, che ha curato l’edizione Meridiani Mondadori.
E ora arriva un appello di diciannove studiosi, dall’Italia alla Gran Bretagna.
Ultimo bollettino di guerra sullo scontro internazionale che sta movimentando il quarto centenario della morte tragica di Giordano Bruno. Un gruppo che comprende filologi e studiosi di Bruno di tutto il mondo ha detto la sua, e con molta durezza, sulla polemica tra gIi editori Belles Lettres e Mondadori, o meglio tra Giovanni Aquilecchia e Michele Ciliberto. Dando piena solidarietà ad Aquilecchia.
Ma veniamo ai fatti. Il 17 febbraio, infausta data del rogo di Bruno, Mondadori fa uscire un volume, curato da Ciliberto, con i Dialoghi filosofici italiani del martire nolano. Avranno un successo di vendita inaspettato. Ma subito arriva la protesta violentissima sia di Aquilecchia (unanimemente riconosciuto come il più autorevole studioso bruniano) sia di Belles Lettres, che in Francia sta completando l’edizione critica di tutte le opere. Alain Segonds, di Belles Lettres, accusa di “pirateria” Mondadori, visto che ha fatto suo il testo critico di Aquilecchia e ha presentato l’edizione concorrente come “una semplice traduzione francese” e non come l’unica edizione critica esistente. Il comportamento della Mondadori è giudicato “scandaloso e sconveniente, anche se giuridicamente inattaccabile”. La vittima, Aquilecchia, nel frattempo si mostra molto addolorato, si sente derubato – come ci dichiara da Londra -”di un lavoro di ricerca semi-secolare”, e racconta che alla fine di dicembre la Mondadori l’ha contattato con una lettera in cui gli si comunicava che era in uscita un Meridiano dedicato a Bruno col testo da lui stabilito per Belles Lettres e che “se vuole vede re il suo nome stampato nel frontespizio del volume deve inviare il suo consenso a stretto giro di posta”. Ovvia mente Aquilecchia, che è studioso serio, risponde di non sentirsela di firmare un volume neppure visto. Questa versione è confermata con molta onestà dalla Mondadori, che ammette d’aver accumulato ritardi che hanno impedito un comportamento diverso. Così il libro esce ugualmente. Ciliber.to, a pagina 85, scrive d’aver “scelto come testo di riferimento l’edizione” di Aquilecchia-Belles Lettres, aggiungendo, però, che “tutti i testi sono stati riscontrati in modo sistematico” ed “emendati da refusi e imperfezioni”. Per Aquilecchia è veramente troppo. Non solo si sente “rapinato”, ma addirittura si mette in discussione la sua autorevolezza di filologo. E risponde da filologo, riesaminando minuziosamente i due testi. Uscirà presto un suo saggio di cinquanta pagine con il verdetto finale. E noi siamo in grado di anticiparne le conclusioni: ” Dall’analisi comparativa risulta un totale di centotrenta interventi “negativi” di contro a non più di trenta giustificabili (nella quasi totalità correzioni di banali lapsus tipografici)”. Aquilecchia denuncia quindi un peggioramento. Il vecchio maestro ha parole dure per Ciliberto, “il quale non necessitava di mettersi in una tale incredibile situazione”. “Dispiace -aggiunge – soprattutto per i giovani studiosi, ai quali non può certo giovare il modello di mal dissimulate scorciatoie. Con minore diplomazia Nuccio Ordine, il responsabile dell’edizione critica in terra di Francia, parla di “filologia da fast food, da Mc Donald”. Da una parte “cinquanta anni di lavoro” e dall’altra “qualche giorno di bricolage”. In questo clima tempestoso arriva il documento internazionale: solidarietà piena ad Aquilecchia; riconoscimento che “l’edizione Mondadori non ha preso il testo Belles Lettres come “testo di riferimento” ma come fonte diretta”; denuncia d’una “manovra – legale forse, ma immorale – di cui il principale responsabile è un collega”. E giù diciannove firme molto illustri, da Giorgio Barberi Squarotti (Torino) a Nicholas Mann (Londra), da Yves Hersant (Parigi) a Miguel Angel Granada (Barcellona), fino a professori cinesi e giapponesi. Insomma la guerra ormai è mondiale. Il grande accusato, Ciliberto, trova la polemica “pretestuosa e gratuita: quando ho scritto di scegliere come testo di riferimento il lavoro di Aquilecchia, non ho detto di presentare una nuova edizione critica, ho fatto solo dei miglioramenti. Sono disposto, dove e quando Aquilecchia voglia, a discutere pubblicamente del suo lavoro e del mio volume”.
Enzo Marzo

——————————————————————————–

domenica 14 maggio 2000
DISPUTE: Ciliberto risponde a Aquilecchia
Troppi inutili furori per Giordano Bruno.

Ho preso come testo di riferimento quello pubblicato dalle Belles Lettres.
Nelle dichiarazioni rilasciate ad Enzo Marzo nell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera di ieri, Giovanni Aquilecchia manifesta dolore e sdegno per due motivi: perché nel Meridiano Mondadori da poco uscito (Giordano Bruno, Dialoghi filosofici italiani) sarebbe stata subdolamente utilizzata la sua edizione senza dirlo in modo palese; perché la sua edizione sarebbe stata, oltre tutto, peggiorata. Vorrei chiarire che non c’è alcun motivo né per dolersi né per sdegnarsi, se si guarda alla forma e alla sostanza delle cose.
1. Quando la Mondadori mi ha offerto di curare un volume dedicato ai dialoghi italiani di Bruno ho proposto, subito, che fosse utilizzato il testo di Aquilecchia, ritenendolo il migliore oggi disponibile;
2. Ho dichiarato in modo formale di assumere quello di Aquilecchia, pubblicato dalle Belles Lettres, come “testo di riferimento” (p. LXXXV), precisando di essere intervenuto: a) per togliere i “refusi” individuati; b) per aggiornare la “punteggiatura”, tenendo conto che il volume è destinato a un largo pubblico; c) per evitare quelle che, a mio avviso, erano “imperfezioni” dal punto di vista della costituzione del testo (nel caso dei Furori, segnalandolo in nota, ho accolto due lezioni già confluite nella edizione del dialogo da me curata per l’editore Laterza nel 1996).
3. Possono essere interventi peggiorativi – come, a differenza di me, pensa Aquilecchia – ma da nessuna mia dichiarazione – né dal tipo di interventi fatti – si può, in alcun modo, dedurre che io abbia presentato una nuova edizione critica dei dialoghi di Bruno.
4. Per quanto riguarda il rapporto fra autore ed editore critico di un testo – problema che ha aleggiato in questa polemica – sono comunque convinto che il primo – da Gentile ed Aquilecchia – sia parte della “fortuna” del secondo, senza mai identificarsi, sic et sempliciter, con l’autore in quanto tale.
5. Precisato questo, mi preme anche sottolineare che l’originalità di questo Meridiano è costituita anzitutto dal commento che l’accompagna (500 pagine su 960 di testo) e dagli altri “strumenti” che lo corredano.
Questa è la sostanza delle cose, né mi pare che aiutino a chiarirla “lettere di solidarietà” firmate, in qualche caso, da persone che non hanno alcun rapporto con gli studi bruniani; né comprendo, sul piano della discussione scientifica, il significato di interventi di questo tipo, che vogliono solo creare inutili scandalismi. In ogni caso, come ho detto a Enzo Marzo, sono pronto a discorrere pubblicamente con Aquilecchia, dove e quando voglia, sia del suo lavoro che di questo Meridiano. Michele Ciliberto

——————————————————————————–

giovedì 18 maggio 2000 DISPUTE: Giovanni Aquilecchia replica a Michele Ciliberto sull’ultima edizione critica dei testi del filosofo di Nola
“PERCHE’ CONTESTO IL MERIDIANO SU GIORDANO BRUNO”

Con il suo intervento sul Corriere di domenica scorsa su Giordano Bruno, Michele Ciliberto sposta l’attenzione dalla questione principale a temi marginali. Cercherò di rispondere, riconducendo il dibattito alle questioni di fondo che riguardano la presentazione dei testi bruniani nell’”incriminato” Meridiano Mondadori, da lui “curato”. Non riesco a convincermi che la dichiarazione “abbiamo scelto come testo di riferimento l’edizione dei dialoghi italiani curata da G. Aquilecchia” possa indicare con chiarezza che Ciliberto abbia riprodotto esattamente il mio testo. A verifica di ciò qualsiasi lettore potrà aprire il “Meridiano” e constatare che nella sezione dedicata alle edizioni dei dialoghi italiani figurano quelle di Lagarde, di Wagner, di Gentile ma non quella da me curata per Belles Lettres. L’edizione Les Belles Lettres viene inserita, invece, nella sezione dedicata alle traduzioni francesi di Bruno. Scelta in perfetta sintonia con tutti i saggi critici di Ciliberto, in cui le citazioni bruniane non vengono mai effettuate dalla mia edizione. Per quanto riguarda i “miglioramenti” annunciati da Ciliberto, ma non elencati nel suo “Meridiano”, ho constatato che si tratta (a eccezione di qualche banale refuso da lui corretto) di interventi peggiorativi, ampiamente documentati in un mio saggio di imminente pubblicazione. Del resto, questi “interventi” sono stati effettuati tra il 20 dicembre 1999 (data del mio rifiuto ad apporre il mio nome sul “Meridiano”) e, presuppongo, i primi giorni di gennaio 2000, visto che il volume è stato distribuito in febbraio. E inoltre: se la decisione di “utilizzare” il testo Belles Lettres fu presa “subito” da Ciliberto, perché non ne fui informato allora, ma solo a stampa virtualmente ultimata? Questi sono i fatti a cui Ciliberto purtroppo non risponde. Per quanto riguarda poi i firmatari della lettera di protesta e dei messaggi di solidarietà, mi sembra inutile ribadire che si tratta di studiosi di rinomanza mondiale come Nicola Badaloni, Alfonso Ingegno e il russo Aleksandr Gorfunkel. Un’ultima annotazione. Avendo già compilato la comparazione filologica tra i testi Belles Lettres e quelli Mondadori, ripudio l’esibizionismo pubblico suggeritomi da Ciliberto: la filologia, come pure la filosofia, si fa sui libri e sulle carte, non sui palcoscenici.
Giovanni Aquilecchia

——————————————————————————–

il manifesto – giovedì, 29 giugno2000 Il “Meridiano” dedicato a Giordano Bruno nato tra furbate e sciatterie RISVOLTI DI UNA POLEMICA

Che il recente Meridiano Mondadori dedicato a Giordano Bruno, nascondesse un’operazione editoriale quanto meno frettolosa e maldestra, lo si era già capito dal dibattito tra i diretti interessati e altri studiosi sul Corriere della Sera e su la Repubblica. Ora poi una lettera aperta (che uscirà sul numero di luglio di Belfagor) chiarisce ulteriormente le cose. Ne è autore Alain Segonds, direttore della casa editrice Les Belles Lettres, che ha pubblicato tra il 1993 e il dicembre ’99 l’edizione bilingue (testo critico e traduzione francese) delle opere italiane di Giordano Bruno, e in particolare quei dialoghi curati da Giovanni Aquilecchia che il Meridiano mondadoriano ha fatto propri. Segonds chiarisce subito che la casa editrice francese non ha mai contestato l’uso del testo critico di Giovanni Aquilecchia, da parte del curatore del Meridiano Michele Ciliberto, anche perché in Europa sul piano giuridico il testo critico non è protetto dal diritto d’autore. Quelle che Aquilecchia e Segonds invece contestano, sono “le modalità scientificamente scorrette e ambigue con cui ciò è avvenuto”.
Segonds ricorda che nella “Nota sui testi” del Meridiano, Ciliberto scrive: “Per il presente volume abbiamo scelto come testo di riferimento l’edizione dei dialoghi italiani curata da Giovanni Aquilecchia (G. Bruno, Oeuvres complètes, Paris, Les Belles Lettres, 1993-1999). Tutti i testi sono stati riscontrati in modo sistematico con le prime stampe, ed emendati da refusi e imperfezioni che, in alcuni casi, ne compromettevano il senso”. Il lettore ne deduce inequivocabilmente, che il testo di Aquilecchia è servito soltanto da base di partenza, per arrivare a un testo migliore. Mentre in realtà le cose stanno assai diversamente.
Segonds anticipa infatti su Belfagor le linee di un ampio studio di Giovanni Aquilecchia, destinato al Giornale storico della Letteratura italiana, nel quale si mettono a confronto l’edizione delle Belles Lettres e quella della Mondadori, con risultati “non certo scientificamente confortanti per Ciliberto: i testi bruniani del Meridiano, infatti, risultano infarciti di circa 130 interventi erronei o inopportuni, a fronte di una trentina di correzioni di banali refusi. Nel Meridiano insomma, viene riprodotta l’edizione Belles Lettres in una versione peggiorata!”.
Segonds si addentra anche nei retroscena dell’operazione, dei quali basterà qui ricordarne uno fondamentale. Il 20 dicembre 1999, a poca distanza dall’uscita dei dialoghi in edizione francese, Aquilecchia riceve una lettera della Mondadori, nella quale si annuncia che è in corso di stampa un Meridiano dedicato a Bruno e contenente i testi dell’edizione critica da lui curata, e nella quale lettera altresì si offrono “quattro copie in omaggio del volume in cambio del suo assenso”. Più che un assenso formale in realtà, superfluo agli effetti giuridici, si chiede verosimilmente un avallo personale. Messo di fronte al fatto compiuto e vistosi negare “per ragioni di tempo” dalla Mondadori la possibilità di controllare l’edizione, Aquilecchia può soltanto rifiutare il suo avallo e la sua firma. Se si considera che il Meridiano è stato distribuito nelle librerie in febbraio, è fin troppo facile capire che l’operazione mondadoriana è stata condotta “durante le vacanze di Natale, in pochi giorni e con le biblioteche chiuse”. Un’edizione che richiederebbe il massimo rigore, in sostanza, è stata trattata con la fretta di un periodico di attualità.
Al di là dell’episodio, resta aperto il problema giuridico generale. Come ha osservato Michele Feo sul numero di aprile del Ponte, a proposito delle edizioni petrarchesche, “sostenere che il testo critico sia proprietà di tutti”, quando si tratta di autori vissuti secoli fa e perciò fuori diritti, “è un errore della ragione il quale ha riflessi perversi sul diritto di proprietà letteraria. (…) La verità è che il testo critico appartiene al filologo almeno quanto appartiene all’autore, se non forse più”. Anche per avere il filologo dedicato anni della sua vita alla cura di quel testo. Giancarlo Ferretti

——————————————————————————–

il manifesto – giovedì, 29 giugno2000
Le fiamme accesero un mito

Dopo tante celebrazioni, quel che rimane latitante è l’uso politico “alto” dell’opera di Giordano Bruno. Una polemica arroventata si è accesa, invece, sulla edizione Mondadori dei “Dialoghi”, frettolosa e colma di errori
Non sarebbe stato male se, nell’anniversario del rogo di Campo dei Fiori, qualcuno si fosse ricordato di quel micidiale corsivo di Togliatti rivolto a monsignor Olgiati dalle colonne di “Rinascita” cinquant’anni fa. Giordano Bruno vi era definito, con vibrante passione, “padre” del popolo italiano, simbolo di libertà e di intransigente coerenza anche per quanti nulla conoscono del suo pensiero. Erano altri tempi, ovviamente. Non solo per il diverso atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche, oggi finalmente disposte a un primo timido ripensamento critico del proprio passato. Ma anche, soprattutto, per la sopravvenuta indifferenza della cultura “laica” di questo paese, in tutt’altre faccende affaccendata. Quelle pagine restano comunque un insegnamento, fulminanti nella loro concisione, irriverenti, maramalde, giocose come il tema stesso richiedeva. “Monsignore egregio, veramente Ella ha fatto troppo onore alla rivista ch’io dirigo e alla mia persona modesta”. Quindi giù colpi di fioretto e di sciabola, che, a ripensare al povero Olgiati, accade persino di provare un moto di solidarietà.
“Rilegga a mente calma e sensi riposati, e ci rifletta”. A che cosa? Al fatto che Giordano Bruno effettivamente è tra quanti “hanno aperto la strada” del mondo moderno. Per ciò che disse, intanto (l’idea che nessuna autorità umana o divina abbia titolo per interdire la ricerca del vero; quindi la convinzione che la scissione tra materia e forma sia uno schema astratto, un impedimento alla comprensione dell’unità reale del mondo e del suo continuo mutamento); per il modo e la passione con cui lo disse, soprattutto, scegliendo di morire (“martire della filosofia” lo definirà Hegel) pur di non rinnegare le proprie convinzioni. E qui Togliatti non badava a spese. “Di lì siamo passati e non potevamo non passare, perché di lì è passata la ragione umana”. Rifiuto dell’autorità e delle consuetudini, entusiasmo dionisiaco per l’avventura intellettuale, sentimento incoercibile della dignità del vivente, passione per il nuovo e per la ricerca della verità: “Celebriamolo, dunque: egli è uno dei nostri padri e ogni volta che a lui ritorneremo, più forte e meglio sentiremo quanto gli dobbiamo”.
Altri tempi davvero. Quest’anniversario non sta passando invano, sia ben chiaro. Sono stati organizzati convegni, spettacoli, concerti e una importante mostra documentaria; hanno visto la luce o saranno presto pubblicati testi critici e biografie ed edizioni bruniane di notevole rilevanza. Ma è un fatto che proprio l’uso politico dell’opera e della figura di Bruno è sin qui mancato, quell’uso politico alto che, almeno in questo caso specifico, coincide con la messa a valore di una eredità e con il suo non archeologico riconoscimento. In compenso non sono mancate dispute e polemiche, delle quali in verità non si avvertiva il bisogno. In particolare il dibattito si è acceso, raggiungendo toni arroventati, intorno al “Meridiano” che raccoglie e commenta, a cura di Michele Ciliberto, i Dialoghi filosofici italiani: della polemica si occupa nell’articolo qui accanto Gian Carlo Ferretti.
Se poi al silenzio delle passioni e degli interessi dovesse fare séguito una pausa di riflessione “a mente calma e sensi riposati”, tanto di guadagnato.
Ciliberto è stato accusato di essersi indebitamente appropriato del testo critico stabilito da un altro illustre brunista, Giovanni Aquilecchia. La tesi a sostegno dell’accusa è, all’apparenza, lineare e potente. Aquilecchia non ha dato l’assenso alla pubblicazione del testo; la Mondadori ha proceduto nonostante il rifiuto: legittima dunque l’ira, sembra di poter concludere, e legittima anche l’imputazione, se non nei toni (si è parlato di “pirateria legale”, di “mal dissimulate scorciatoie”, persino di “filologia da fast food), certo nella sostanza. Se la disputa si è fermata al terreno della polemica giornalistica senza varcare la soglia delle corti di giustizia, non per questo – verrebbe da pensare – la colpa è meno grave: chi considererebbe con simpatia l’autore di un plagio, colui che si impossessa con disinvoltura – così si è detto – del frutto di un “lavoro di ricerca semisecolare”?
Un veto violato, questa dunque la colpa. Ma un veto da chi posto? E perché? E poi: un veto possibile? Un veto consueto? Lasciamo andare il fatto – che pur conta – che il curatore di una edizione divulgativa (in questo caso Ciliberto) non può essere tenuto responsabile delle relazioni che il suo editore (qui la Mondadori) intrattiene con altri in tema di diritti d’autore. Compito suo è scegliere il testo filologicamente più attendibile; dire da che mani proviene (e Ciliberto questo fa, dichiarando di avere “scelto come testo di riferimento l’edizione dei dialoghi italiani curata da Giovanni Aquilecchia” presso le Belles Lettres); quindi offrirlo al pubblico aggiungendovi quanto ritiene utile – introduzione, commento, indici, bibliografia – a una sua più agevole lettura. E tuttavia – si dirà (si è detto) – Ciliberto sapeva della non disponibilità di un altro studioso a concedere il testo: perché non ne ha tenuto conto?
Qui sta evidentemente il nodo, e l’unico punto d’interesse della disputa, di per sé alquanto malinconica. Non so se chi, nell’ultimo quarto di secolo, ha pubblicato in toto o in antologia i Quaderni di Gramsci, abbia ogni volta bussato alla porta di Gerratana, a impetrarne il consenso. Ma, almeno per quanto riguarda la mia esperienza diretta, che quando capitò a me di curare un’edizione commentata di Beccaria (Dei delitti e delle pene), la mia preoccupazione fu d’indicare la fonte critica del testo (l’edizione Francioni, nella fattispecie), non certo di aprire una contrattazione. La quale avrebbe avuto d’altronde un ben curioso aspetto, giacché avrebbe conferito al filologo una paternità (e proprietà) del testo che, se le parole hanno un senso, riguarda solo chi il testo ha concepito e scritto, non quanti vi hanno successivamente lavorato al fine di restituirlo alla forma originaria. E del resto, vorrà pur dir qualcosa che una polemica come questa divampata intorno al “Meridiano” di Bruno non abbia precedenti. Delle due l’una: o in passato vigeva un diverso grado di liberalità, del cui desolante eclissarsi l’odierna polemica è segno; o ci si è sin qui sempre regolati in altro modo, ritenendo che ufficio delle edizioni critiche sia proprio offrire una base testuale certa al lavoro di diffusione dei testi e della cultura.
Ma basta così. Altro che padri e martiri ed eroi del nuovo! I tempi ci regalano un’aggressione di inconsulta violenza (si è gridato allo scandalo, si è parlato di immoralità e di truffa) perché si sono pubblicati testi bruniani in una edizione di enorme tiratura che l’eretico frate non avrebbe mai immaginato (pare si siano vendute già settemila copie dei Dialoghi, e chissà che non sia proprio questa una chiave della lite). Meglio tornare a Togliatti e al buon Olgiati, che per lo meno si urtavano per nobili ragioni. “La parte avanzata del popolo, non vi è dubbio, ha fatto suo Giordano Bruno, anche senza nulla sapere del suo pensiero, ma solo conoscendo il martirio che voi gli avete inflitto”, scriveva implacabile il primo. Inducendo forse, nel secondo, un dubbio sulla opportunità di fiamme che spensero una vita per accendere un mito di inesausta potenza.
Alberto Burgio

——————————————————————————–

il manifesto – venerdì, 30 giugno 2000
“Furori” fuori posto
Il Meridiano Mondadori su Giordano Bruno continua a far discutere. Parla il curatore Michele Ciliberto

La pubblicazione del Meridiano Mondadori dedicato a Giordano Bruno ha dato vita a una accesa discussione, che ha coinvolto non solo il curatore, ma anche la legittimità di un’operazione editoriale sicuramente ambiziosa. Alle accuse rivolte a Michele Ciliberto, il curatore a più volte risposto. Dopo l’articolo di Giancarlo Ferretti – pubblicato su il manifesto del 29 giugno – in cui l’autore annunciava la ripresa della polemica sulle pagine della rivista Belfagor, abbiamo chiesto a Michele Ciliberto di rispondere.
Giancarlo Ferretti nel suo articolo dice che secondo Giovanni Aquilecchia e Alain Segonds – curatore, il primo dei dialoghi di Giordano Bruno, direttore della casa editrice Les Belles Lettres che ha pubblicato in Francia le opere di Bruno, il secondo – il tuo Meridiano è fatto in modo “scorretto” e “ambiguo”. Cosa rispondi a questa critica?
Che è priva di qualunque fondamento. Noi abbiamo lavorato in questo modo: non avendo alcuna intenzione di presentare una nuova edizione critica dei dialoghi italiani di Bruno, abbiamo assunto come testo di riferimento quello edito da Aquilecchia, facendo le correzioni che ci sono parse opportune. In altre parole ci siamo regolati come si fa sempre in casi come questi: lo ha fatto anche Segonds pubblicando in traduzione francese il processo di Bruno, a cura di Luigi Firpo (e di Diego Quaglioni, anche se Segonds si “dimentica” di citarlo). In modo particolare siamo intervenuti nel caso degli Eroici Furori. E per un motivo preciso, che voglio dire. Si tratta di un volume pieno di mende e imperfezioni, il peggiore fra i volumi bruniani pubblicati dalle Belles Lettres.
Perché un giudizio così netto?
Come ho mostrato in un articolo che uscirà nel numero in corso di stampa della Rivista di storia della filosofia, ci sono almeno tre cose da rilevare criticamente: anzitutto, in alcuni luoghi importanti, non c’è rapporto fra la nota filologica di Aquilecchia e il testo che egli stabilisce; non c’è poi relazione costante tra testo critico curato da Aquilecchia e traduzione francese, che infatti non riprende innovazioni critiche significative del nuovo testo pubblicato a fronte; infine ci sono proposte testuali non convincenti che noi abbiamo corretto.
I tuoi critici affermano che avresti lavorato in fretta. Cosa hai da dire in proposito?
Io e miei allievi lavoriamo da anni al testo e al commento dei Furori. Ne abbiamo pubblicato due edizioni: la prima nel 1995, presso Laterza (a cura di S. Bassi) e la seconda nel 1999 presso Rizzoli-Bur (a cura di N. Tirinnanzi). Tutto si può dire in questo campo di studi, fuorché che abbiamo improvvisato. Personalmente lavoro a Bruno dal 1968, e su Bruno, oltre a un Lessico, ho pubblicato quattro monografie.
Non è vero, allora, che avete lavorato a Natale con le biblioteche chiuse?
Veramente a Natale ho festeggiato; normalmente lavoriamo nei giorni feriali. Piuttosto avrei da dire un’altra cosa.
Cosa?
A proposito degli effetti della fretta di cui si parla: nelle prime copie dei Furori pubblicati dalle Belles Lettres, il nome di Aquilecchia era addirittura sparito. E’ stato aggiunto con una “pecetta” in un secondo momento. Essendo bibliofilo, posseggo copie di entrambi gli esemplari: quello col nome di Aquilecchia, e quello senza. Forse in questo caso erano chiuse le tipografie, non le biblioteche.
Ma qual è il senso di questa polemica così violenta?
Credo confluiscano più ragioni. Anzitutto, c’è un conflitto tra editori: il Meridiano ha tirato in tre mesi tre edizioni, con un successo assolutamente imprevedibile anche da parte dell’editore. Comunque sui conflitti e sui rapporti fra editori io non intendo intervenire in alcun modo: non sono di mia competenza, anche se su questo punto si continua, a sproposito, a confondere le acque. Mi chiedo poi se non ci sia una pretesa di “imperialismo culturale” da parte dei francesi, i quali si adontano se altri pubblicano con successo testi bruniani. Non bisogna poi dimenticare che questo è l’anno del quarto centenario della morte di Giordano Bruno, con tutto quello che questo può significare. Poi c’è il gusto per lo scandalo, tutto nostro. Credevo si limitasse ai giornali, vedo che ora coinvolge anche una rivista come Belfagor, che pur ha avuto un suo ruolo nella cultura italiana. Sic transit gloria mundi.
Alfonso M. Iacono

——————————————————————————–

il manifesto – mercoledì, 5 luglio 2000
Furori e dialoghi fuori posto

Con questi tre interventi si conclude su “il manifesto” la “querelle” attorno al Meridiano della Mondadori sulle opere di Giordano Bruno. Sono i testi di Alain Segonds, delle edizioni Belles Lettres, di Giovanni Aquilecchia, curatore della pubblicazione delle opere di Giordano Bruno per la stessa casa editrice, e di Michele Ciliberto, curatore del Meridiano in discussione. In precedenza su “il manifesto” sono apparsi articoli di Gian Carlo Ferretti e Alberto Burgio il 29 giungo, seguiti da una intervista a Michele Ciliberto il 30 giugno.
Michele Ciliberto, privo di argomenti solidi e seri, continua a creare confusione senza rispondere chiaramente alle accuse che gli vengono mosse a proposito dell’incriminato Meridiano della Mondadori sui dialoghi italiani di Giordano Bruno, da lui stesso “curato”. Messo con le spalle al muro, dalle schiaccianti argomentazioni di Alain Segonds, ammette tardivamente su la Repubblica del 4 maggio di aver riprodotto la mia edizione critica dei dialoghi italiani di Bruno – pubblicata a Parigi da Les Belles Lettres nella collana delle Opere complete, diretta da Yves Hersant e Nuccio Ordine – per offrire ai lettori “il miglior testo possibile”. A distanza di qualche settimana, invece, nell’intervista rilasciata venerdì scorso a questo giornale (29 giugno) in risposta alle chiare e inconfutabili accuse di Gian Carlo Ferretti, Ciliberto si pente e mi attacca, avanzando irrilevanti osservazioni sulla mia edizione, con particolare riguardo al testo de Gli eroici furori.
Questa evidente contraddizione, frutto dell’imbarazzo di chi vuole nascondersi dietro un dito, esemplifica con chiarezza il comportamento scientificamente non corretto di Ciliberto. Anche nel “suo” Meridiano, infatti, la “Nota sui testi” si fonda su affermazioni ambigue: qui Ciliberto dichiara di aver utilizzato la mia edizione Belles Lettres “come testo di riferimento”, annunciando subito dopo di aver operato correzioni. “Correzioni” di cui però non fornisce la lista, venendo meno a una delle regole che la serietà scientifica impone a qualsiasi studioso che intervenga sul testo di un altro. E per creare ulteriori confusioni, nella sezione bibliografica del Meridiano dedicata alle edizione dei dialoghi italiani di Bruno (p. 1461), vengono citate le edizioni ottocentesche di Wagner e Lagarde, quella di Gentile, ma nessuna menzione è fatta della mia edizione critica Belles Lettres, che il “curatore” ammette di aver utilizzato.
Sugli interventi “filologici” di Ciliberto ho detto tutto quello che c’era da dire in un saggio di imminente pubblicazione sul Giornale storico della letteratura italiana, dove ho comparato i testi Belles Lettres con i testi del Meridiano, punto per punto, virgola per virgola. Ho rilevato circa centotrenta errori (a fronte di una trentina di correzioni di banali refusi), di cui la metà si ritrovano nel testo de Gli eroici furori, che Ciliberto sbandiera come prova della sua perizia filologica. Se fino al 14 dicembre 1999 (come dichiara la direttrice editoriale della Mondadori, Renata Colorni) i dialoghi italiani di Bruno in corso di stampa erano quelli da me stabiliti per Belles Lettres, avevamo ipotizzato che Ciliberto avesse cominciato a infarcire di errori la mia edizione a partire dal 20 dicembre, data del mio rifiuto ad apporre la firma su testi che non mi erano stati mostrati. Ma dalle dichiarazioni rilasciate a Il manifesto, apprendiamo che Ciliberto non ama lavorare durante le vacanze di Natale. Le presunte “correzioni”, quindi, non sono state effettuate in poche settimane, come avevamo presupposto, ma solo nei pochi giorni feriali disponibili tra il 20 dicembre e i primi di gennaio, visto che il Meridiano è stato distribuito in febbraio. Prova ulteriore, caro Ciliberto, che la tua filologia fa davvero miracoli!
Giovanni Aquilecchia

Spero sia chiaro una volta per tutte: noi non abbiamo contestato a Michele Ciliberto l’utilizzazione dei testi critici di Belles Lettres. La tutela del diritto d’autore sulle edizioni critiche è una questione di vitale importanza per il destino della filologia che richiederebbe un dibattito a parte. Abbiamo contestato, invece, le modalità sul piano scientifico e deontologico con cui Ciliberto ha proceduto all’”assorbimento” dell’edizione francese, senza alcun rispetto per il lavoro di Giovanni Aquilecchia.
Anziché rispondere a queste obiezioni, Ciliberto devia il dibattito su questioni estranee ai fatti di cui stiamo parlando. Tira in ballo finanziamenti di un comitato, liti tra baroni (e chi sarebbero i baroni, al di là di Ciliberto stesso?), “l’imperialismo culturale” dei francesi (cosa c’entrano i nazionalismi con una querelle scientifica?), la gelosia per il successo commerciale del “suo” Meridiano edito dalla Mondadori (come se la buona filologia potesse essere pesata con la bilancia del mercato). E, per far credere che le sue siano pratiche correnti, arriva perfino ad accusarmi di essermi comportato come lui nel tradurre in francese il processo di Bruno a cura di Firpo: cosa c’entra questa traduzione (per cui Belles Lettres ha pagato i diritti e dove a Firpo viene riconosciuto il suo legittimo lavoro) con l’operazione di mascheramento dei testi di Aquilecchia compiuta nel Meridiano?
Gli argomenti utilizzati da Ciliberto rivelano su che basi si fondino la sua scienza e la sua perizia filologica. Così come l’attacco a Belfagor testimonia il fastidio per chi ha ancora il coraggio di fare battaglie etiche e civili, rompendo il muro dell’omertà accademica. Di fronte a questi eventi, piuttosto che preoccuparsi del destino di Belfagor, sarebbe più opportuno preoccuparsi del destino dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento che da qualche anno, dopo il magistero di Garin e di Vasoli, è passato nelle mani di Ciliberto, protagonista di siffatte imprese. Sic transit gloria “instituti”!
Alain Segonds

A Alain Segonds obietto: 1) Sul fatto di aver usato, nel Meridiano, quello di Aquilecchia come “testo di riferimento” Segonds continua a menar scandalo, stravolgendo “riferimento” in “assorbimento” e parlando, addirittura, di una mia mancanza di rispetto per il lavoro di Giovanni Aquilecchia. Quanto al mio procedimento, è lo stesso che, senza sollevare obiezioni, ha seguito, ad esempio, Marco Santagata nel suo Meridiano petrarchesco riferendosi al testo di Contini. Quanto al mio rispetto per Aquilecchia, nel ’96 gli ho dedicato la mia Introduzione a Bruno.
2) Quando mi sono riferito al testo di Firpo, e al fatto che Segonds non cita Quaglioni, alludevo al lavoro di Quaglioni come curatore del volume L. Firpo, Il Processo di Giordano Bruno. In termini assai critici di questo parla ora J.L. Fournel in una nota di imminente pubblicazione anche in Italia. Quanto al metodo di Segonds, constato che egli interviene nel testo stabilito da Firpo, cambiando la punteggiatura ed eliminando una integrazione dell’editore (p. 381): come ho fatto io in rapporto al testo dei Furori.
3) Considerando gli “argomenti” di Segonds mi persuado sempre di più che alla base dell’atteggiamento violento delle Belles Lettres ci sia l’eccezionale successo del Meridiano e che questa polemica così infuocata sia l’unico modo che esse hanno per far parlare ancora della loro edizione nel nostro paese.
Ad Aquilecchia obietto e spiego:
1) Se ho usato quello di Aquilecchia come “testo di riferimento”, è perché lo ritenevo e lo ritengo oggi il migliore; ma ciò non implica che esso sia privo di mende e imperfezioni (come dimostro nell’articolo in corso di stampa sulla Rivista di storia della filosofia). A proposito delle scadenze dicembrine su cui Aquilecchia insiste, egli continua a confondere tempi dell’editore (Mondadori) e tempi del curatore, fino all’assurdo. Aquilecchia sa benissimo che nei punti dei Furori in cui mi sono discostato dal suo testo, ho tratto le conclusioni di un lavoro decennale mio e dei mie allievi – lavoro di cui egli stesso si è giovato nella edizione delle Belles Lettres.
2) Non ho fornito la lista degli interventi perché quella del Meridiano è una edizione divulgativa, destinata ad un largo pubblico. Ho citato l’edizione di Aquilecchia sia nel luogo più solenne, nella nota sui testi, sia nella sezione dedicata alle traduzioni: se l’avessi citata nuovamente anche fra le edizioni, avrei menzionato lo stesso testo tre volte nel medesimo volume.
3) Leggerò l’intervento di Aquilecchia da tempo annunciato, anche se non apprezzo la filologia del “pallottoliere”. Sono curioso di vedere quali siano i cinquanta errori individuati nei primi cinque dialoghi, dal momento che, per quanto riguarda questi testi, sono intervenuto in un solo luogo del De infinito. Cinquanta errori, con un solo intervento specifico! Ma è un “miracolo-miracolo”, avrebbe detto il grande Troisi.
Peccato – lo dico sia come italiano sia come studioso del Nolano – che il quarto centenario della morte di Bruno continui ad essere macchiato da una polemica così incomprensibile e così volgare. Sia Bruno che il Meridiano meritano di meglio.
Michele Ciliberto

——————————————————————————–

Rivista di storia della filosofia, n. 2, 2000
IL TESTO RAPITO. UNA POLEMICA TRA BRUNISTI
di Michele Ciliberto

Nel mese di maggio, d’improvviso è scoppiata una polemica particolarmente aspra,in seguito alla pubblicazione di un Meridiano dedicato ai Dialoghi filosofici italiani di Giordano Bruno’. E vero che, in genere, le discussioni tra “brunisti” sono molto vivaci, molto aspre, molto agitate; ma, pur tenendo conto di questo, credo di poter dire che in questo caso si sia superata abbondantemente la misura. Probabilmente il termometro è salito anche perché quest’anno ricorre il quarto centenario della morte di Giordano Bruno, sottoponendo tutti gli studiosi del Nolano a sforzi,fatiche, performances eccezionali. Riepilogando i termini della questione, in ordine di tempo sono stato criticato,essenzialmente, per due motivi:
a) per aver pubblicato le opere di Bruno secondo i testi stabiliti da Giovanni Aquilecchia senza averne il diritto (così si è detto, almeno in un primo momento); con una responsabilità di ordine morale (si è affermato successivamente);
b) per essere intervenuto nei testi editi da Aquilecchia, senza alcun vantaggio ai fini di una migliore comprensione dell’opera di Bruno. In queste pagine cercherò di mostrare l’inconsistenza e la pretestuosità di entrambe le critiche.

Scienza, diritto, morale
Voglio sgombrare subito il campo da un problema. Non intendo in alcun modo intervenire nelle polemiche tra Mondadori – editrice del Meridiano – e Les Belles Lettres, editrice dei volumi curati da Aquilecchia; così come non è mia intenzione mettere parola nei rapporti tra la direzione dei Meridiani e lo studioso in questione. Il mio compito, come curatore del volume, è stato quello di indicare alla Mondadori qual è oggi, nel complesso, il miglior testo in circolazione dei dialoghi filosofici italiani, suggerendo di utilizzarlo nel Meridiano. Sta qui la moralità del curatore. I rapporti fra case editrici o fra “autori” e case editrici non sono, invece, di sua competenza; così come non è di sua competenza intervenire sul problema dei diritti degli editori di testi critici. È una cosa che dovrebbero comprendere tutti, senza difficoltà, anche i “putti abbecedari” (direbbe Bruno).
Sul punto in questione, mi limito a fare solamente due osservazioni. La prima riguarda il problema – assai complesso – del rapporto tra “autore” ed “editore critico”. L’editore – come, su un altro piano, il restauratore di un quadro – svolge una funzione decisiva, non c’è alcun dubbio: senza il loro lavoro il testo, e il quadro, sarebbero tutt’altra cosa. Ma sia l’editore che il restauratore appartengono alla storia, alla fortuna di un’opera: non s’identificano sostanzialmente con l’autore del testo o del quadro. Se non si capisce questo, non si intende che cosa sia un’edizione critica. Le edizioni critiche sono mezzi, non fini; sono strumenti di lavoro per nuovo lavoro, se necessario. E come tutti i lavori sono migliorabili, perfettibili (o anche peggiorabili, naturalmente). E dico questo senza voler sminuire il lavoro di Aquilecchia, del quale è giusto sottolineare il valore, al pari di quelli del Lagarde e del Gentile – tutti, e ciascuno, momenti essenziali della storia e della fortuna dell’opera di Bruno fra la fine del secolo scorso e il Novecento. Vale la pena di ribadire un’affermazione ovvia, ma forse utile in una polemica come questa: nel Meridiano ho pubblicato, rivedendoli in alcuni casi, testi di Bruno editi criticamente da Aquilecchia; non ho pubblicato testi di Aquilecchia. Né si capisce a quale titolo, e perché, Aquilecchia, del quale si fa esplicitamente il nome nella Nota sui testi, avrebbe potuto o dovuto – impedire una pubblicazione che, nel nostro paese, ha avuto, oltre tutto, il merito di mettere a disposizione di un pubblico vasto di lettori l’intero corpus dei dialoghi volgari di Bruno, nell’occasione del quarto centenario della morte. Personalmente, pensavo – e continuo a pensare – che uno studioso di Bruno dovrebbe essere solamente lieto per una circolazione delle opere del Nolano così ampia come quella realizzata dal Meridiano.
E vengo alla seconda osservazione. Se dal punto di vista legale non ci sono diritti sui testi critici, non alcun ha senso porre la questione in termini morali, contrapponendo “moralità” e “legalità”, facendo finta di dimenticare che, in Italia, questa è la legislazione. Se invece si pensa che la nostra legislazione offra altre possibilità, è su questo terreno che occorre mantenere la questione. È puramente pretestuoso, invece, autocostituirsi in una sorta di Tribunale dell’Inquisizione, arrogandosi il diritto di esprimere censure di ordine morale. C’è qualcosa di inquietante in tutto questo, qualcosa che allude – in trasparenza – alla crisi, se non alla caduta, del valore “universale” della legge. Capisco bene, naturalmente, la complessità dei meccanismi economici, e intendo i problemi che si pongono oggi alle grandi (e alle piccole) case editrici, chiamate a confrontarsi su mercati europei, se non addirittura mondiali. Non mi scandalizzo per questo – a patto che non siano confusi il “diavolo” e l’”acquasanta”…..Il Meridiano non è uscito in una collana dell’Accademia della Crusca o dell’istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento. Non vuole, in alcun modo, presentare una nuova edizione critica dei dialoghi di Bruno; non si rivolge a un pubblico di specialisti, interessati alle tavole di cui lamenta l’assenza Aquilecchia; non ha alcuna specifica ambizione in campo ecdotico. Questo Meridiano mira a un pubblico vasto, al quale interessa poter disporre soprattutto di un ampio commento, di una cronologia della vita di Bruno, di una nota bibliografica, di un Indice-lessico assai vasto… Ed è appunto questo che abbiamo fatto, pubblicando – mi sia lecito dirlo – un commento che per ampiezza e complessità non ha paragoni (almeno) in Italia: cinquecento fittissime pagine, che si aggiungono alle novanta dell’Indice-lessico, alle trenta della cronologia, alle venticinque della nota bibliografica, alle settanta dell’Introduzione. Nel Meridiano è confluito un lavoro massiccio, frutto di molti anni di ricerche, apprezzato, bisogna dire, dal pubblico al quale aveva scelto di rivolgersi, se è vero – come è vero – che in tre mesi ne sono state stampate tre edizioni. È di questo, penso, che si sarebbe dovuto parlare, discutendo dei caratteri e degli obiettivi del lavoro, chiedendosi se è riuscito effettivamente a raggiungerli… Resta dunque da capire perché si sia accesa una discussione così vivace intorno a un falso obiettivo, suscitando una specie di scandalo.

Il “segreto” della storia
C’è anzitutto un punto da osservare: il 2000 è l’anno del quarto centenario della morte di Giordano Bruno – evento che può scatenare, di per sè, tensioni, conflitti, aspre polemiche, per quello che il Nolano ha sempre rappresentato e, ancora oggi, continua a rappresentare. In un modo o nell’altro i centenari bruniani sono stati sempre occasione di scontri, dissidi, discussioni arroventate: da questo punto di vista, nihil sub sole novi, direbbe Bruno.
Ma in questa polemica è intervenuto un fatto specifico sul quale vale la pena di richiamare l’attenzione. Pur coinvolgendo studiosi italiani, la polemica è stata accesa a Parigi, e da Parigi è rimbalzata in Italia, finendo, addirittura, sui quotidiani. È un punto su cui riflettere: quando le discussioni di ordine scientifico, attraverso sollecitazioni ben orchestrate, vengono enfatizzate su giornali ad altissima diffusione, vuoi dire che qualcosa di profondo non funziona, che non si tratta più di “scienza”, che altre cose sono in questione.
Mi limito a due constatazioni. La prima: la pubblicazione di questo Meridiano è stata l’occasione di una sorta di inquietante “intossication”, che non giova agli studi, qualunque autore ne sia l’oggetto. La seconda: in tutto questo le Belles Lettres hanno giocato un ruolo importante, anzi, di primissimo piano. Nè è difficile capirne i motivi. È fin dal primi anni Novanta che la casa editrice francese sta cercando di conquistarsi una sorta di “monopolio” degli studi su Bruno, in Europa e nel mondo, facendosi promotrice di una nuova edizione critica delle opere del Nolano e di una loro nuova traduzione in lingua francese nel quadro, occorre aggiungere, di un programmatico spostamento del baricentro culturale ed economico di questi studi dall’Italia alla Francia. È per questo motivo che a Parigi – e non in Italia – è stata scatenata una campagna scandalistica, chiamando a raccolta sia tutti i collaboratori dell’edizione francese sia tutti gli studiosi che, facendo capo ad essa, stanno cercando, in vari paesi d’Europa e del mondo, di promuovere traduzioni delle opere di Bruno. Dalla pubblicazione del Meridiano le Belles Lettres si sono sentite minacciate sul piano economico, su quello culturale, ed anche sul piano del prestigio, e hanno reagito con grande durezza. Ma questo – a mio giudizio – è il “segreto” di una storia in cui sono precipitati, fino ad esplodere, fortissimi interessi editoriali; “boria” nazionale; oltre a divergenze e contrasti che possono essere stati forse accentuati dalla ricorrenza del Centenario. Su tutta questa vicenda vorrei fare, in fine, un’osservazione. Personalmente, deploro molto il fatto che la discussione sul Meridiano dedicato a Bruno si sia bloccata intorno a questioni che, ad essere generosi, potrebbero definirsi di carattere ecdotico. Non che non abbia considerazione per la filologia: io stesso, insieme ai miei allievi, ho preparato una nuova edizione critica (nuovo testo critico, commento, traduzione italiana) delle opere magiche di Bruno, di imminente pubblicazione presso Adelphi. Ma il Meridiano vuole essere un’altra cosa: intende da un lato presentare una interpretazione del pensiero del Nolano, dall’altro determinare – l’ho già accennato – quali possano essere, oggi, i rapporti tra noi e la “esperienza” filosofica di Bruno: se è vero – come è vero – che la grandezza di un classico è nella sua capacità di sporgere oltre le barriere del proprio tempo storico. Dispiace constatare che in questa polemica di tutto ciò si sia persa ogni traccia: Bruno è stato inchiodato a un contenzioso di carattere “filologico”, addirittura “pedantesco”, cioè a quanto di più estraneo alla sua personalità e alla sua opera vi sia. Per un filosofo che tutta la vita ha battagliato contro la pedanteria – e i tanti Manfuri che ammorbano gli studi – è stato un crudelissimo contrappasso. Ma si può fare di necessità virtù. Questa discussione ha infatti sollevato un punto di ordine generale che ci riguarda direttamente come storici della filosofia: quali sono, oggi, i rapporti tra “filologia”e “filosofia”, tra “storiografia” e “filologia”? Come stanno, oggi, le cose su questo terreno? Questo sembra l’unico punto interessante che la polemica ha portato in luce, e del quale varrebbe la pena di discutere in senso generale. Mi permetto di fare una proposta: non potrebbe essere la “Rivista di storia della filosofia” ad aprire una discussione su questa materia?

Postscriptum
Due stili: “invettive” e argomenti
Al momento di rivedere le bozze leggo sull’ultimo numero di “Belfagor” un articolo a firma di A.-Ph. Segonds , che si aggiunge a un’altra sua presa di posizione apparsa sul “manifesto” del 5 luglio del 2000, insieme a un nuovo intervento di Aquilecchia. Osservo, subito, due cose: in primo luogo, con poche variazioni, sono riproposti sempre gli stessi argomenti, ritornano sempre le stesse espressioni anche sul piano stilistico, quasi che dietro i vari interventi ci fosse un’unica, invisibile mano di smithiana memoria; in secondo luogo, la polemica è, ormai, definitivamente degenerata, fin a scadere, nel grottesco (in senso tecnico). Mi riferisco in modo particolare agli articoli a firma di Segonds nei quali si intrecciano e si confondono – in una vera e propria invectiva valutazioni di ordine scientifico e giudizi di ordine strettamente personale, in una sorta di processo sommario condotto con metodi tribali, un po’ lontani (mi pare) dal Codice civile di Napoleone. Processo, va aggiunto, nel quale, oltre a me stesso sono stati coinvolti – e questo è veramente singolare – anche miei allievi, l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, il Comitato Nazionale per le celebrazioni di Bruno, e quant’altro sia caduto sotto la penna dei miei critici… Come al solito, su questo terreno (almeno qui) non intendo scendere, tenendo fede allo stile che ho fin dall’inizio scelto di seguire. Anche in questo postscriptum mi atterrò dunque, strettamente, ai fatti, sviluppando una serie di argomenti.
“Testo di riferimento”: due pesi, due misure?
I miei critici continuano a menare scandalo per l’espressione “testo di riferimento” da me usata nella nota sui testi. E si capisce: insieme alla “sequenza cronologica”, e la seconda prova provata della colpa, dell’inganno. Ma anche qui c’è da restare sbalorditi: è la stessa – ripeto, la stessa – osata, a proposito dei testi editi da Aquilecchia, nel Cd-rom su Bruno sopra citato (nel quale si trova sia l’espressione “testo di riferimento” che quella “edizione di riferimento”). Basterebbe questo per chiarire, una volta per tutte, quanto pretestuosa sia questa polemica. È un’espressione correntemente e normalmente usata sia nei testi on line sia in quelli a stampa, per indicare o testi integralmente riprodotti (come nel caso del Cd-rom) o testi sui quali si sono compiuti degli interventi: come fa ad esempio Mario Santagata (in relazione all’edizione critica di Contini) nel Meridiano dedicato al Canzoniere di Petrarca. Con una differenza: Santagata presenta il proprio lavoro come “edizione commentata” (corredandolo, infatti, di una tavola degli interventi); mentre io mi sono limitato a dire di aver curato la pubblicazione dei dialoghi di Bruno, specificando di essere intervenuto sul testo di Aquilecchia solo nei luoghi in cui mi è sembrato opportuno: come si fa normalmente quando si pubblica il testo nell’edizione critica più consolidata, senza volere darne una nuova. In modo del tutto misterioso del Cd-rom nessuno si ricorda; sul Meridiano petrarchesco non si è aperto bocca, su quello bruniano è stata scatenata una tempesta – tanto medita quanto artificiale Basta pensare a un “trucco” cui, pur di accusarmi, ricorre il Direttore editoriale delle “Belles Lettres”: per non dover riconoscere che nel Meridiano dichiaro esplicitamente di avere assunto l’edizione di Aquilecchia quale “testo di riferimento”, egli discorre di “occultamento”, “assorbimento”, “oscuramento”; salvo poi immediatamente contraddirsi imputandomi di avere, nello steso tempo, “occultato” il lavoro di Aquilecchia e “annunciato trionfalmente” di averlo migliorato.
Dediche, inviti e “damnatio memoriae”
I miei critici in particolare negli articoli a firma di Segonds – mi accusano di “ingratitudine”, sostenendo che avrei sistematicamente ignorato nel Meridiano e in tutti i miei precedenti lavori bruniani, il contributo filologico e critico di Giovanni Aquilecchia. La dedica che gli ho fatto della mia Introduzione a Bruno – e, di conseguenza, aggiungo io anche l’invito che gli ho rivolto a tenere una conferenza a Palazzo Strozzi nel 1997, presso l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento – tutto questo sarebbe servito solo a dissimulare tale damnatio memoriae. È un terreno lo dico francamente – sul quale mi ripugna scendere. Mi limito a ricordare, anche in questo caso, solamente un fatto: nel mio ultimo volume bruniano, che raccoglie scritti apparsi tra il 1995 e il `99 (Umbra profonda. Studi su Giordano Bruno, Edizioni di Storia e letteratura, Roma 1999), di Aquilecchia e del suo lavoro filologico sui Dialoghi italiani e sul Candelaio si parla come di una tappa periodizzante nella storia della fortuna di Bruno, addirittura come di inizio di “una nuova stagione critica”. Mi dispiace, devo dirlo, che il quarto centenario della morte di Bruno continui ad essere macchiato da una polemica cosi stolta e volgare. Sia Bruno che il Meridiano meritano di meglio. E di meglio meritano soprattutto i lettori di Bruno: meritano che si discuta della “filosofia nolana” e di ciò che essa significa oggi per noi. C’è, per fortuna, ancora tempo per farlo, dopo questa parentesi un po’ oscura. Ed è con questa speranza che chiudo. Non prima – me ne scusi il paziente lettore – di sottolineare come la Direzione di “Belfagor”, a differenza di quella del “manifesto”, non abbia creduto opportuno invitarmi a rispondere alla invectiva del Direttore delle “Belles Lettres”, venendo meno a una delle regole fondamentali di quella che una volta, con nome glorioso, si chiamava “Republique des Lettres”. Mi dispiace per la rivista fondata da Luigi Russo, ma non me ne stupisco: come dimostra la (piccola) vicenda del “testo rapito”, è questo lo “spirito dell’epoca”.

——————————————————————————–

Il parere di…
Jean Rocchi
Il me semble que si Giordano Bruno pouvait lire ces pages il aurait un petit sourire de mépris. Comment ces docteurs ne craignent-ils pas d’être assimilés à ces personnages dont le Nolain disait que Saturne leur a pissé l’intelligence sur la tête et les neuf compagnes de Pallas leur ont vidé dans les méninges, entre pie-mère et dure mère, une corne d’abondance verbale et qu’il est donc bien naturel qu’ils se promènent avec tant de majexté, le buste droit, la nuque raise, en examinant les alentours avec une arrogante modestie. Trop de spécialistes se figurent que l’oeuvre du Philosophe est une chasse gardée. Ils défendent la pureté originelle de ses écrits, comme d’autres les saintes Ecritures et veillent au respect de la grammaire en négligeant bien trop le sens.
Giovanni Bovio a bien raison: Bruno n’appartient pas aux philosophes de profession, à ceux qui ne philosophent que pour gagner leur pain ou pour leur place historique dans le grand corps du doctorat. Quand on publie Bruno, quand on écrit sur lui, la décence et le respect exigent me semble-t-il qu’on s’incline et qu’on s’efface. Toute allusion à des droits légaux frise l’indécence. On ne fait pas carrière avec Bruno. Ces gens devraient se réjouir pour Burno qu’on s’inspire de leurs travaux tant que leurs commentaires sur le fond ne sont pas trahis. Il devraient méditer ces mots du Nolain: Quand on a osé faire de la science trafic et industrie, la sagesse et la justice ont quitté la terre. Et s’ils ont des problèmes relationnels qu’ils renfournent leurs rapières, se téléphonent, essaient de communiquer, à la rigeur s’affrontent à bras le corps en privé et non sur la place publique!

——————————————————————————–

Giuseppe Crea
Continuamente, e con mio grande rammarico, mi ritrovo a dover leggere di Bruno, solo per dispute e discussioni che tutto trattano, fuorchè della sua filosofia.
Non sono a piena conoscenza del caso, nè so se sia leggittimo intromettersi in qualcosa che scade nel personale.
Ingiusto il comportamento di Ciliberto? Forse! Inutili le firme di dottori che nulla sanno del Fastidito? Può darsi!
Qualunque siano i retroscena: concessi i legittimi furori di Aquilecchia e la serrata difesa di Ciliberto, riesco solo a gioire pensando a quanti, attraverso quel libretto frutto di tanti odii, sono venuti a conoscenza della Nova filosofia e del Precursore del pensiero moderno.

2 commenti

Archiviato in Uncategorized